Le truffe di Delhi.

Pubblicato: ottobre 1, 2010 in Viaggi
Tag:, , , , ,


In viaggio da soli, le piccole cose quotidiane assumono un fascino particolare.
A casa, la sola idea di uscire di buon’ora, recarmi alla stazione centrale, e  prenotare un biglietto, sarebbe stata catalogata immediatamente tra le stronzate da evitare.
Qui fare un biglietto per Jaipur acquista un gusto quasi romantico, nonostante la stazione di Nuova Delhi sia il luogo più lontano da qualsiasi idea di romanticismo.

Una pioggerellina fitta e fastidiosa ha trasformato il parcheggio antistante la stazione in una piscina di fango. La stazione delle Northern Railways di Nuova Delhi è un edificio anonimo e squadrato, con una facciata in cemento beige lunga un centinaio di metri, ampi finestroni che si alternano regolari e una pensilina. Di fronte il delirio di corpi e rickshaw della Main Bazar Road di Pahar Ganj.
Attraverso la strada.  Il traffico è caotico. Un chowkkiddar – poliziotto addetto agli incroci – cerca di sbrogliare l’intreccio di auto, tuk-tuk e rickshaw con il suo bastone. C’è gente ovunque. Il chowkkiddar  brandisce il suo bastone, a metà strada tra un’arma e uno scettro. Lo agita, lo alzo. Minaccia di sferrare un colpo. Minaccia di sferrarne un altro e fischia di nuovo. Poi finisce per sferrarlo, il colpo, proprio sulla schiena di un povero cristo che pedale a fatica su una bicicletta, portandosi in giro un fascio di lunghissime armature arrugginite per il cemento.
Incassa il colpo senza batter ciglio e senza bucare il ritmo dei pedali.
Il fischietto del chowkkiddar  si perde inghiottito dai clacson,  dai campanelli, dalle voci, dale frenate e dalle sgasate.
In una nuvola di polvere e benzina bruciata, gente con valigie, gente con pacchi, con borse, gente con zaini caricati sulle spalle. Umanità varia. Gente che vende giornali addossata al muro di cinta del parcheggio, che vende samosa, che vende passaggi, scorciatoie, agganci.
Gente che punta i clienti, che assale i clienti, e clienti che fuggono e si scrollano la gente di dosso.  L’ombelico di un mondo che brulica di vita, troppa vita. Mi disorienta.
Di fronte, si para una schiera di negozi e dhaba – bar e baracci che offrono cibo da strada. Fuori dalle dhaba i soliti insistenti ragazzini che ti invitano a provare “il miglior tandoori!”, “il miglior curry!”, “le migliori samosa!”…“la migliore acqua minerale!”. E’ un continuo. Dentro il parcheggio, i tuk tuk attendono in fila. Sono tantissimi, non credo ai miei occhi. Un serpentone di tuk tuk verde e giallo s’incaglia in decine di spire nel parcheggio della stazione. Polizia ed esercito controllano i movimenti di tutti. Da un bagno pubblico all’aperto si leva un odore ributtante.
Guadagno la via dell’ingresso. Supero la pensilina e raggiungo l’atrio. E’ buio e squallido, ha la stessa aria di eterna temporaneità che si respira tutto attorno. Il marmo del pavimento è coperto di gente allungata a terra che aspetta.
Non si vive la sensazione di fretta tipica delle nostre stazioni. La confusione che c’era fuori qui dento sembra essersi stemperata, qui si respira una sorta di  statico dinamismo – un caos calmo. E’ più la gente stesa a terra che non quella alle prese col partire e con l’arrivare.
L’atrio è un bivacco all’interno del quale il tempo pare sospeso. Il rumore della città non riesce ad entrare. Soltanto il brusio delle chiacchiere, che l’altoparlante  interrompe coche, in hindi e in inglese per annunciare partenze, arrivi e, soprattutto, ritardi.
Imparo che l’attesa può dilatarsi per ore, lo leggo nei volti della gente buttata lì a terra, nelle loro attività.
Mi guardo attorno. Mangiano, bevono, dormono, leggono, si pettinano, si sciacquano il volto, si cambiano i vestiti bagnati.
Le loro stuoie coprono il marmo, le scarpe coprono le stuoie.
Bagagli, pacchi, zaini, borse, giornali. Mi faccio strada verso l’International Tourist Bureau – un ufficio appositamente creato per agevolare i turisti stranieri. L’ITB sta al primo piano, in fondo all’atrio sulla destra. Un’enorme scritta blu su fondo bianco lo indica chiaramente, sottolineata da una freccia rossa.

Ed è qui che un sikh sulla quarantina mi avvicina. Usa una scusa qualsiasi, non me la ricordo nemmeno – sono sempre le stesse dopo tutto.
L’uomo ha addosso una camicia nera, un paio di pantaloni bordeaux che riprendono il colore del turbante. E’ elegante, a modo suo.
Estrae il portafogli e mi mostra un tesserino delle Northern Railways – immagino che l’espediente debba contribuire a rassicurarmi. Gioca d’anticipo.
“Sei sfortunato.” – dice. Non sono sorpreso in realtà, ma decido di dargli corda
“E come mai?” – dico io.
Aspetto il momento creativo, c’è sempre una certa creatività in questi approcci che precedono la truffa.
Il sikh si piazza tra me e la scala che porta all’ufficio turistico internazionale, lo fa con un movimento lento, ma risoluto. E’ rapido, ma calmo.
Il suo scopo è quello di mettermi a mio agio, vuole la mia fiducia, prima di tutto.
“Ah, oggi sciopero… davvero sfortunato.”
Fa dondolare testa e  turbante, mentre ripete di continuo shtrike, shtrike, shtrike.
“Niente biglietti per oggi.”
“Vorrà dire che lo farò domani, allora…”
“Ah, domani… domani feshtival. Big feshtival.”
Eccoci! Prosegue.
“Dove devi andare?”
“Jaipur.”
“Ah Jaipur… ah peccato … niente biglietti, neanche domani.”
Aspetto ancora qualche istante, attendo il gran finale.
“Guarda, io sono in pausa, sto andando a casa, guarda a me non interessa… però c’è un altro ufficio governativo, dall’altra parte della strada, verso CP… lo conosco bene, se vuoi ti accompagno… chiude tra poco. Il biglietto per Jaipur costa 695 rupie, seconda classe A/C. Ma dobbiamo sbrigarci, resta aperto ancora per un quarto d’ora.”
Lo guardo e sorrido. Purtroppo il solerte sikh si è già accaparrato tutta la fiducia che intendevo concedergli e lo saluto.
Lui fa un ultimo tentativo, che ha del disperato.
“Non andare di sopra.”
È un ultimo tentativo goffo,  si gioca tutto.
“Di sopra rubano. Non salire!”
Sono ormai lontano.

Evito un paio di altri attacchi e sono nell’ufficio turistico internazionale.
Pochi minuti di attesa, 465 rupie e ho un biglietto di 2a A/C per Jaipur, Rajasthan.
Oggi la creatività costava soltanto 230 rupie – poco più di 3 euro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...