Una Delhi dentro Delhi

Pubblicato: ottobre 5, 2010 in Viaggi
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Incredibile!
E’ bastato lasciarsi alle spalle Connaught Place e i suoi pescatori di turisti, i suoi negozi globalizzati e i suoi bar caciaroni per scoprire una Delhi nuova.
Viuzze strette, angoli bui e puzzolenti, antichi edifici dai quali è stato strappato il passato in favore di un presente precario.
Old Delhi, Shahjanabad. O, più semplicemente, Delhi.

A prima vista la vecchia città si presenta caotica e anarchica, poi, però, si scopre che il caos, in realtà, è organizzato secondo uno schema preciso di bazar e mercati.
Uno vende alla frutta e alla verdura, uno spezie, uno  materiali elettrici di ogni tipo, un altro carni, un altro ancora addirittura solo oggetti per i matrimoni – Kinari Bazar.
Sì insomma, un’organizzata anarchia, viva, estremamente viva, pulsante e rumorosa.
La testa fatica a contenere tutti i suoni, gli odori, i rumori, le voci.
Spossatezza, la prima sensazione è di spossatezza, fisica e mentale.

Old Delhi è spossante, intensa.
Old Delhi mette a dura prova, ma una volta che la si supera ci si ritrova, e ci si riperde, in un mondo che si apre alla contaminazione pacifica.
Come sono lontani i pescatori di turisti di Connaught Place e della stazione di Nuova Delhi.
Come sono lontane le loro truffe e le loro pantomime da quattro soldi.

Mi sento osservato. Guardano la mia macchina fotografica, ma poi si allargano in sorrisi sdentati e posano per una foto. Non chiedono una sola rupia, anzi sono loro a pagare  con un nuovo sorriso.
Mi offrono una tazza di masala tea o del caffè, mi offrono un assaggio di jalebi – delle specie di babà, ai quali – purtroppo – non è stato aggiunto rum.
Sì, è vero, qualcuno, mentre prendo tempo per fare un’inquadratura, mi tira un nocciolo, o magari sputa per terra se punto l’obiettivo. Ma non è poi così frequente.

Vivo uno sorta di ebbrezza, una sorta di estasi, che so che potrebbe anche diventare pericolosa, in qualche modo – ma non mi viene da pensarci.
Credo che questo senso di effimera felicità, di volatile, impalpabile ebbrezza sia poi il senso di questo viaggio, il senso di venire fino a qui e in questo modo.
Non ho altra spiegazione.

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