Le “piccole cose” di Agra

Pubblicato: ottobre 15, 2010 in Viaggi
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Il Taj Mahal nella luce dell'alba dalle sponde dello Yamuna River

 

Ho passato quasi tre giorni con Moin e suo nipote Babbu.
Tre giorni unici, indimenticabili, che mi hanno aperto  ad un’India che non conoscevo e che non speravo, forse, nemmeno di conoscere.
Grazie a questa strampalata coppia, incontrata per caso:

  • ho bevuto masala  tea assieme a una dozzina di bambini che urlano e mi tirano dappertutto su una terrazza nella città vecchia, mentre incalza il monsone.
  • ho visto come si producono le scarpe in questa parte del mondo, mi sono seduto al fianco di un vecchio che conciava le pelli, ho lasciato che l’odore della trielina mi andasse al cervello, sono stato investito dal fumo nero del generatore che gli assicura l’elettricità e mi sono stipato con una quindicina di uomini, accucciato in un seminterrato, a mettere insieme le pelli, sulle forme di legno. 

    Tomaie ad asciugare su forme di legno

  • ho fatto la fila – lunga, interminabile – in uno sterrato, occupato da un circo, per fare il pieno di benzina a un tuk-tuk, quello di Moin
  • ho girato i bazar locali, stipati, gremiti di uomini – dove sono le donne in questo paese?
  • ho pranzato nelle dhabas più scalcinate– e più sporche, forse – dove ho assaggiato la cucina degli umili e dove ho goduto dei sorrisi dei poveri, dei loro gesti, della loro quotidianità
  • ho conosciuto una famiglia con tredici figli e una con undici
  • sono finito in un villaggio di campagna, dove nessuno parlava inglese e nessuno aveva mai visto un videsi, uno straniero, ma nessuno si è risparmiato nel farmi sentire benvenuto
  • ho ammirato il Taj Mahal all’alba dalle sponde dello Yamuna River
  • mi sono procurato un biglietto di 2nd Class/Sleeping Berth per Varanasi, quando all’ufficio prenotazioni non dicevano altro che sorry, no seats. Ci ha pensato Moin, che ha un amico, amico di un’amica che lavora in un’agenzia viaggi – e lo ha fatto senza chiedermi nessuna baksheesh – mancia
  • ho fumato bidi – il fumo dei poveri – con i poveri, tra i poveri, nelle loro dhabas
  • ho pagato meno di 2 euro un pranzo e ho mangiato con gusto, vinto il primo recalcitrare

Piccole cose, forse, ma è proprio sulla marginale importanza di queste piccole cose che sta crescendo lo spessore del mio viaggio e della mia esperienza in India.

Un’ultima cosa, piccola anche questa… per le strade e stradine di Agra ho capito una cosa: in India, determinazione e spericolatezza hanno sostituito il codice stradale. Resiste una regola soltanto: il più grande passa per primo e lo fa nel modo che predilige, il clacson è l’unico strumento per non soccombere.

(…) leggendo qua e là sono capitato su un post dedicato ad Agra che potrebbe interessarvi…

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commenti
  1. […] Le “piccole cose” di Agra […]

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