Varanasi, finalmente!

Pubblicato: ottobre 19, 2010 in Viaggi
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Risveglio sul fiume

Varanasi . Benares, Kashi, la città della luce. Quanti nomi per una città.
La città della luce, anche se il suo benvenuto è quanto di più distante del suo nome.
Varanasi si presente grigia, caotica, sporca, affamata, povera, polverosa, rumorosa quanto le città dalle quali arrivo e forse di più.
Piove da due giorni senza tregua e le strade della città  non ne fanno segreto.
Pozzanghere profonde decine di centimetri coprono gli incroci, le viuzze sono allagate e il traffico attorno alla città è delirante.
Mi hanno messo in guardia sulle truffe di Varanasi, ma questa volta non riesco a difendermi.
Alla stazione mi avvicina un piccoletto in canottiera, ha i denti marci e i capelli lisciati dall’acqua. Non perde tempo.
“Cento rupie e ti porto dove vuoi.”
Non lo guardo in volto, tiro dritto e dico.
“La-Ra India Hotel… cinquanta rupie.”
“Settanta.” – dice lui e alla fine ci accordiamo.
Dopo un forsennato quanto sconclusionato girovagare per le viuzze della città, che il mio autista giustificava ora col traffico, ora con i divieti,  ora con li allagamenti, ci fermiamo di fronte ad un anonimo edificio dipinto d’azzurro.
L’ingresso di una guest house.
“La-Ra India?” – domando.
Fa sì con la testa. Entriamo.
Una piccola hall, con un bancone sistemato sulla sinistra. Di fronte, un divano di pelle rossa, tutto rovinato.
C’è odore di prodotti per pulire i pavimenti e incenso. Un giovane indiano sta dietro il bancone. Non ci sono insegne, nessun nome. L’indiano sorride e chiede se voglio vedere le camere.
Mi fa strada, chiede se voglio la vista sulla strada o no. Certo che no!.
Saliamo per una ripida scala, stretta e lavata da poco, saliamo fino all’ultimo piano. Usciamo su una terrazza che da sui tetti. La vista è deprimente, tetti grigi e spianati, terrazze coperta da lamiere ondulate e panni stesi. Il cielo è colore del piombo.
“Il Gange è là.” – indica il ragazzo. Il suo dito punta il niente oltre i tetti. Non si vede un cazzo, niente, solo tetti e cielo grigio.
Che diavolo ci faccio qui?

Dai tetti di Varanasi

Il tizio dell’albergo armeggia con un luchetto  e apre una porta di legno verde menta.  Dentro la stanza è squallida, l’intonaco dei muri è scrostato, le piastrelle del pavimento non combaciano e tutto a terra è terra di formiche. Una porticina di vetro e legno laccato cela il bagno dal resto.
L’indiano mi mostra il bagno con orgoglio.
La porcellana della tazza è rigata dalla ruggine, lo specchio è incrinato e c’è odore di muffa e piscio.
“Costa 300 rupie a notte… sai.. la vista…”
Mi guardo attorno, guardo fuori. La vista?! La vista?! Quale vista!?
“Ma questo è il La-Ra India?” – un dubbio mi si arrampica per il cervello, esplode con rabbia in una frase a denti stretti. Sono arrabbiato con me stesso. Le mie parole si frantumano contro il sorriso di gesso del mio interlocutore.
“No, non La-Ra.” – dice.
“No-o!?”
“Questo è il Sun Ra Guest House.”
“Ma io ho chiesto di essere accompagnato al La-Ra, non qui.”
“Se vuoi ti lascio la camera per 250 rupie.”
Non so cosa fare. Qui non ci voglio stare, ma accetto comunque. Appoggio i bagagli, scendo, mi registro e decido sul da farsi.
Via, via di qui. Via. Non penso ad altro, via di qui!
Esco a piedi. Verso la città vecchia. Passo davanti al vero  La-Ra India Hotel. Niente di eccezionale.
Un ragazzo mi avvicina dalle parti di Dasaswamedh, si chiama Molu e si propone di farmi da guida.
“Lasciami perdere.” – sono incazzato, incazzato più con me stesso per essermi fatto fregare.
Lui insiste, dice che se cerco un albergo lui ce l’ha. Figuriamoci se non fosse così. Devo ammetterlo che questi continui assalti mi stanno innervosendo.
Molu non si cura della mia espressione di scazzo. Mi porta all’Alka, il primo sulla lista della Lonely Planet
L’Alka è pieno. Nessuna stanza. Via.
Mi accompagna al Puja. L’ingresso è buio, un ampio ventilatore a pale affetta l’aria li attorno, che ha un che di malsano.
Salgo, controllo le camere. Confrontate con quella del Sun Ra, le camere del Puja, sono una reggia.
Prendo alloggio al Puja. Molu si impegna per farmi recuperare il mio bagaglio al Sun Ra.
Sistemo il sacco sul letto, mi guardo attorno e sono sempre più convinto di voler restare nemmeno al Puja. Ho già pagato 800 rupie, sì la stanza dà sul Gange, ma non mi piace questo posto. Ci sono sbarre alle finestre e alla porta del balconcino, le scale sono buie come se stessimo avventurandoci nel torrione di una prigione. Fuori piove, devo decidere cosa fare, mi allungo sul letto preda dello sconforto e sprofondo in un sonno grigio e leggero.
Nel pomeriggio Molu mi accompagna al Rashmi Guest House.
Un paradiso. Un vero paradiso. Un palazzo sul fiume, come recita il biglietto da visita dell’albergo.
E decido di restarci.
“Saresti stupido a non farlo…” – commenta un australiano sulla sessantina, quando mi sente dire ad alta voce che consideravo l’idea di prendere una stanza.
Il Rashmi è un posto splendido, davvero e ci resto.
Varanasi è forse il solo posto al mondo dove in meno di un giorno ti puoi permettere di prendere tre stanze d’albergo e  lasciarne due, senza essere ricco.

Anche questa è India! Soprattutto questa è India

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commenti
  1. lucyray ha detto:

    sono capitata qui per caso. è piacevole leggerti. lo farò ancora. grazie

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