Varanasi, arrivederci!

Pubblicato: ottobre 27, 2010 in Senza categoria
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Nella città vecchia - Venditore di canne di bambù

Lascio Varanasi sotto un cielo lattiginoso. Il Gange è sceso di un altro metro in questi giorni.
Provo della sincera malinconia nel lasciare questo posto – e non sono poi così nemmeno sorpreso.

Ho conosciuto AJ, il proprietario del Rashmi Guest House.
Un uomo d’affari illuminato e capace.
Ricco, certamente, ma con la differenza che fa la capacità di avere una visione.
AJ costruisce e vende sitar e table. Ha un negozio di strumenti musicali nella città vecchia, non lontano dal Rashmi Guest House. E’ ricco, la sua famiglia è ricca, mi racconta, ma non c’è spocchia nel suo modo di parlare.
E’ un omone dai capelli neri crespi e i baffi folti. Ha gli occhi scuri in perenne movimento, soprattutto quando siede nell’ingresso del suo Rashmi Guest House, apparentemente spaparanzato a guardare le olimpiadi.
Quegli occhi tengono sotto controllo tutto.
“Ad un certo punto ho accettato la sfida” – dice sorridendo – “Volevo esaudire un sogno di moglie. Avere un albergo tutto nostro.”

AJ scova un edificio destinato al crollo proprio in cima a Man Mandir Ghat.  E’ decrepito, lo acquista e decide di trasformarlo in albergo. La burocrazia non glielo permette. AJ è costretto ad aspettare cinque anni, durante i quali ha portato a termine i lavori. Ma non può aprire.
Ma AJ ha una visione cristallina e gli ostacoli non lo fermano. Quando i permessi si sbloccano AJ è pronto.
Non vuole un’altra guest house , come le decine che popolano la città vecchia. Anche se una guest house gli avrebbe assicurato guadagno da subito. AJ vuole qualcosa di diverso, di unico.
La città vecchia ogni anno è presa d’assalto da un esercito di turisti e viaggiatori, di età diverse e con aspettative diverse, ma tutti lì per una sola cosa, cogliere l’anima di Gadawlia. Ma Gadawlia, la città vecchia, offre solamente sistemazioni a buon mercato. Spesso sporche, tenute male.

“Sono posti perfetti per tutti quei viaggiatori che vogliono spendere poco. Ma per gli altri?”
AJ ha in mente tutti quei turisti che vogliono godersi Varanasi, che possono spendere qualche soldo di più, che vogliono qualche comodità europea e che non sono disposti ad alloggiare negli alberghi delle grandi catene alla periferia della città.
“Per vedere il fiume all’alba, sono costretti a tirarsi in piedi alle tre e mezza del mattino, si devono mettere in un taxi per una quarantina di minuti e finalmente arrivano qui… vedi “ – e indica la scalinata del Man Mandir Ghat, che parte dall’ingresso del suo albergo – “proprio lì, poi cercano una barca, ma sono già stanchi, nervosi. Quando hanno finito, girano un po’ per le viuzze, comprano due souvenir e sono costretti a tornarsene ai loro alberghi. E’ stare a Varanasi quello?!”

Il Rashmi Guest House ha solo 16 stanze, un ampio ingresso e un ristorante pulito in terrazza.
AJ non vuole fare concorrenza alle guest house economiche della città vecchia e nemmeno vuole mettersi a combattere con i grandi alberghi. Ha visto un mercato nuovo e interessante, quello dei lodge di lusso, un miracoloso paradosso. Tutti i giorni AJ si siede nel grande atrio, sul divano angolare di pelle nera, sotto uno dei ventilatori che mantengono l’aria respirabile. Quello è il suo ponte di comando. Da lì AJ controlla il suo staff, butta un occhio alla televisione e si intrattiene con gli ospiti.

Venditore di tè nella città vecchia

Nel Gange

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