La vita in una discarica

Pubblicato: novembre 8, 2010 in Viaggi
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La discarica di Trilokpuri

Mi sveglio all’alba, decido di uscire in fretta.
Mi sono messo in testa di andara a Trilokpuri, una delle tante periferie povere di Delhi, forse tra le più povere.
Esco dall’Ajanta Hotel di Ram Nagar di buon’ora. Il cielo minaccia pioggia, è la coda stanca di un monsone che non pare avere voglia di lasciarsi Delhi alle spalle. Le strade sono assonnate, non deserte, più assonnate.
Il traffico e ancora lento e composto. La gente si aggira silenziosa per le dhabas che stanno alzando le serrande arruginite.
Punto la fila di tuk tuk che sonnecchia sulla Qutab Road prima del ponte. Un serpente verde e giallo immobile.
Da dentro gli abitacoli, nella penombra, scorgo gli occhi dei tuk tuk wallah. Hanno registrato la mia presenza e cercano di capire se e come trasformarmi nella loro prima corsa mattutina. L’occasione è ghiotta, mi lasciano giusto il tempo di attraversare la strada ed ecco le loro voci, i loro richiami. “Sir! Sir!”, il silenzio dell’0ra mattutina è presto rotto.
Mi avvicino al primo tuk tuk. Convincere il tuk tuk wallah a portarmi a Trilokpuri non è cosa semplice. L’uomo non spiccica una parola d’inglese, ma capisce la mia richiesta e rimane perplesso. Ridacchia, blascica qualche cosa, scuote la testa.
“Trilokpuri.” – dico io.
“Trilokpuri!?” – ripete e scuote la testa. Non si capacità.
Non lo biasimo, perché mai dovrei voler farmi accompagnare proprio a Trilokpuri?
“No Connaught Place, sir? No CP?! No Red Fort?! No!?”
“Trilokpuri!” – tronco quella conversazione che stava diventando noiosa.
Trilokpuri è un quartiere oltre lo Yamuna, lontano dal centro di Nuova Delhi, oltre lunghi e desolati ponti a quattro corsie. Le case si diradano, le strade si allargano, ma il traffico non scema, anzi, gli ingorghi prendeno proporzioni colossali.

Trilokpuri è tristemente famosa per essere stato il palcoscenico di un massacro.
Trilokpuri è un’immensa di discarica, per cose e per uomini.
Una lungimirante Indira Ganhdi, nei giorni difficili del ’75, destinò quest’area della città al di là del fiume ai senzatetto che popolavano le strade di New Delhi, attorno a Connaught Place.
Negli anni a seguire arrivarono i sikh e Trilokpuri divenne casa loro.
Poi il massacro dell’84!
Quando Indira Gandhi morì assassinata per mano dalle sue guardie del corpo –  entrambe di etnia Sikh – su Trilokpuri si scatenò l’inferno.
La folla si riversò per le strade del quartiere dando vita ad una sanguinaria caccia all’uomo e migliaia e migliaia di sikh vennero giustiziati pubblicamente o bruciati vivi nelle loro case.
Trilokpuri venne letteralmente blindata e rasa al suolo. Intere famiglie sikh spazzate via.
Chi malauguratamente si barricò in casa, venne bruciato vivo, chi invece cercò la via della strada, venne brutalmente giustiziato sul posto. Ci sono documenti che mostrrano la folla impazzita versare kerosene dai camini e gettare benzina su porte e finestre, per poi appiccare le fiamme. Ci sono testimonianze di sommarie esecuzioni ai lati della strada, intere famiglie sikh fucilate o decapitate. Uomini, donne, bambini… non fece differenza.
Il massacro di Trilokpuri durò interi giorni, con l’appoggio di polizia, esercito e autorità.
Decine di migliaia di morti, un bilancio orribile, più vicino ad un bollettino di guerra, morri su quali è calata la coltre impenetrabile – o quasi – dell’oblio omertoso.
L’India ha una capacità del tutto particolare e che non le invidio assolutamente: sa passare (?) sopra anche a 10 mila morti ammazzati, anche quando la polizia e l’amministrazione hanno le mani macchiate del loro sangue. Il massacro di Trilokpuri è stato riasorbito e metabolizzato e per l’intera nazione, per così dire, si tratta di uno spiacevole incidente, ormai dimenticato.

Nella discarica

Ai giorni d’oggi Trilokpuri è un quartiere fantasma, totalmente privo di infrastrutture e, al limitare delle abitazioni, un’immensa discarica dà la casa a centinaia di persone.
La discarica è più grande di un campo di calcio e dentro ci vive un’intera comunità.
Sono decine le tende, fatte di stracci, di tela, di cellophane.
Tutto attorno soltanto rifiuti e nel mezzo loro, uomini, donne e bambini – vuoti a perdere di questa complicata città. Qui si è davvero lontano da tutto.
Li osservo muoversi. Zombie vestiti di stracci, litigano a un cane una maglietta, a un maiale una pila di rifiuti, che sostituirà la colazione.
Una bambina litiga ad una scrofa un casco di banane che stava marcendo lì a terra.
La puzza è insopportabile. E’ un odore dolce, che stordisce, penetra dalle narici e buca il cervello.
Si fa fatica a non svenire.
Li osservo muoversi, zombie trasparenti al mondo.
I bambini saltellano tra le pile di rifiuti, le donne siedono fuori dalle tende improvvisate, accendono i fuochi. Cade una pioggerellina fine che infradicia. Gli uomini oziano stesi sui charpoi.
Un bambino tutto nudo fa i bisogni su un cumulo di mattoni.
Appena se ne va, un gruppo di maiali ispeziona il terreno.Comincia un altro giorno a Trilokpuri, lontano, lontano dal mondo. Mi sento male.

Ho conosciuto Cathrine.
Catrine è una bella ragazza australiana di 25, forse 26 anni. E’ intelligente e molto, molto loquace. E’ a spasso per l’Asia da sola. Parla, parla, Cathrine parla tantissimo!
Lo fa con l’incalzare spietato di una mitragliatrice. Ad alzo zero. Cathrine parla, parla, parla.
Parla del Laos, della Cambogia, del Vietnam, dello Sri Lanka, della Corea del Sud. Cathrine parla, parla, parla, parla.
Quando, finalmente, tace e mi domanda cosa ho fatto oggi, io dico soltanto “oggi sono stato in una discarica”.
Sono altrove, lontanissimo.

Sul massacro di Trilokpuri (in inglese), clicca qui o qui

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