Ivan, il cattolico di CP

Pubblicato: novembre 29, 2010 in Viaggi
Tag:, , , , , , ,

Ivan, cattolico a Connaught Place

A zonzo per Connaught Place di domenica pomeriggio è una delle cose più desolanti che ho provato.
Primo non amo questo posto, secondo le domeniche a Delhi hanno un’aria deprimente. E oggi è la festa di Shiva e la gente sembra essersi smaterializzata.

Mi accorgo di lui soltanto quando mi batte sulla spalla.
Un vecchio zombie dalla pelle ambrata, i capelli grigi che sembrano di stoppa e la barba di qualche giorno, forse di qualche settimana. Porta una camicia a quadretti azzurri che gli cade larga, ci sono macchie scure ovunque. E’ sporco e puzza.
L’ennesimo barbone che chiede l’elemosina a CP, penso.

“Ivan, mi chiamo Ivan, sir.” – si presenta. Ivan parla inglese, parla bene inglese.
Resto sorpreso, ma ormai non più di tanto, ormai mi aspetto di tutto e la disperazione da queste parti è la miglior miccia per la creatività.
“Signore, l’ho seguita per tutto il blocco C e B.” – Blocco C e B, è un bel pezzo di strada. Non me ne sono accorto. Connaught Place è costruita attorno ad una piazza circolare, a riadiante, tre cerchi concentrici di edifici divisi a segmenti, ogni segmento è un blocco e ogni blocco è contraddistinto da una lettera. Dovrebbe aiutare a ritrovarsi, ma io finisco sempre col perdermi, sarà che non la sopporto questa parte di Delhi.
Ivan non ha intenzione di lasciarmi andare e ripete che non vuole soldi.
“Cosa diavolo vuoi allora?”
Good sir, questo… “- e mi mostra una pompetta, un broncodilatatore per l’asma.
Ok, penso, ci siamo! Ecco il solito giochino, il trucchetto della medicina finita per sflarmi qualche quattrino, suonando la corda della compassione. Ivan legge la mia perplessità e il mio distacco.
“Signore, c’è una farmacia nel blocco H.”
“Ok, andiamoci assieme allora.” – so che se gli dico di volerlo accompagnare, sarà costretto a mollare o si ritroverà una nuova pompetta e neanche una rupia. Smascherato!
Il vecchio scoppia in lacrime. Scuote la testa, si scuote tutto, porta le mani al volto, piange. Piange a dirotto. Fermati, cazzo!
“Che c’è ora, che c’è?!” – sono sbalordito.
“Signore, non so come ringraziarla, Dio la benedica, Dio la benedica. Voi siete mandato da Dio, da Dio!… siete mandato da Dio in persona! Mi accompagnate in farmacia, mi accompagnate… Oddio grazie, dio ti ringrazio….” – prende fiato appena, ho paura che schiatti. E’ agitato.
“Dio vi benedica!” Sta urlando, si agita, i passanti cominciano a incuriosirsi.
“Forza calmati e andiamo in farmacia.”
Ivan prende a camminare rapido, è più un trascinare i piedi. Struscia le suole delle ciabatte marroni sull’asfalto di CP.
E’ agitato. È qualche passo avanti a me e non mi perde di vista, ha paura che possa cambiare idea e non accompagnarlo in farmacia. Strana truffa questa, penso.
“Sono di Bangalore, per questo parlo inglese. Sono cristiano, cristiano cattolico.” – e mi mostra un tatuaggio a forma di croce sull’avambraccio destro.
Ivan ha 58 anni, ma ne dimostra almeno venti di più. Si è preso l’asma lavorando per le Northern Railways. Per 40 anni Ivan ha caricato carbone sulle locomotive e alla fine si è beccato l’asma. Poi le NR lo hanno scaricato e l’India ha fatto il resto.
“L’India è un paese cattivo. Il governo indiano è cattivo. Non come il vostro governo… “  – mi viene da ridere.
“Qui i ricchi diventano sempre più ricchi, signore, e i poveri…” – fa una pausa – “… i poveri muoiono.”
Mi benedice, mi benedice ancora, non fa altro da quando gli ho detto che lo avrei accompagnato in farmacia.
Ivan ha in tasca 12 rupie e una pompetta nuova ne costa 278.
L’eccitazione gli provoca un attacco d’asma. Cerco di calmarlo, ho paura di vederlo crollare sul marciapiede.
Prende fiato, con fatica.
“Parlo poco hindi e gli hindu mi evitano, non si fermano, mi sputano addosso. I musulmani mi prendono a calci…” – fa una pausa
“Ma per quanto tempo devo ancora sopportare tutto questo?! Per quanto tempo ancora?!” – fa un’altra pausa.
“Cinque anni?! Dovrò aspettare ancora cinque anni?”
Gli dico che vivrà almeno altri vent’anni.
“Venti?! Nah-ha. No signore, ti prego, non dire vent’anni. Non posso resistere altri vent’anni. Mia moglie è morta due anni fa e i miei figli… i miei figli chissà dove sono. Non voglio vivere altri vent’anni, signore, no, ti prego…” – e ride. Gli mancano i due incisivi superiori.

Arriviamo alla farmacia al blocco H. Non hanno la medicina che cerchiamo. Ivan è disperato.
“All’ospedale…” – dice – “lì ce l’hanno.” Ha negli occhi la scintilla della speranza, ma sembra un lumino. Piange.
“Vada per l’ospedale.” – dico, non può essere una truffa, mi convinco. Ivan ha davvero bisogno di quella pompetta.
“E’ lontano, molto lontano.” – dice disperato, ha il terrore che mi tiri indietro, glielo leggo sul volto. Mi supplica.
“Facciamo così… “- propongo – “Ti do 300 rupie, 278 ti servono per la medicina e 22 le usi per il tuk tuk, alla fine sei uno di loro e non ti faranno pagare di più… ma la medicina la devi comprare.” Fa plateali segni della croce, è agitato.
Gli allungo tre banconote da 100 rupie e lo fisso negli occhi.
“Signore, io sono cattolico, non posso mentire.” – Bastasse questo, penso e lo guardo attraversare la strada, schivando le auto.
Ivan raggiunge il posteggio dei tuk tuk. Lo seguo con lo sguardo contrattare con il  guidatore, il guidatore scuote la testa, lo caccia.
Ivan approccia il secondo tuk tuk. Niente da fare nemmeno con lui, lo caccia anche il secondo.
Il terzo non lo ascolta nemmeno, sputa per terra e lo insulta.
Guardo Ivan disperarsi dall’altra parte della strada. Lo guardo cercare fortuna con il quarto tuk tuk.
I due hanno una discussione, Ivan dalla strada e il tuk tuk wallah da dentro il mezzo. Il tuk tuk wallah strattona il vecchio barbone, cerca di buttarlo a terra.
Attraverso la strada di corsa.
“Non mi carica, non mi carica! Vuole 50 rupie per portarmi all’ospedale.” L’autista scuote la testa, non ne vuole sapere di prendersi a bordo Ivan.
Cinquanta rupie è un furto per un indiano, è il prezzo che chiederebbero a me. Perché quest’uomo si accanisce così duramente nei confronti di Ivan?
“Cinquanta rupie, ha detto cinquanta rupie….” – Ivan piange – “io ho solo 22 rupie… non 50…”
Esercito il potere del mio portafogli. Metto una banconota da 50 nelle mani del guidatore di tuk tuk.
“Sparisci da qui!” – sento il sangue ribollire.
“Dio ti benedica, dio ti benedica. Avrai fortuna, dio ti benedica. Grazie, grazie.”

Ivan piange. Il tuk tuk si allontana.
Non saprò mai se il cattolico Ivan è davvero andato all’ospedale, ma mi piace credere che lo abbia fatto.
Voglio credere che Ivan sia andato all’ospedale e abbia comprato davvero la medicina per l’asma e mentre prendo Chelmsford Road verso Ram Nagar mi sento felice e ho voglia di piangere.
Le lacrime rompono l’indugio. Qualcuno da dietro mi chiama, un ragazzotto vestito a festa, da sopra un rickshaw.
“Tutto bene, signore?”
Annuisco, asciugandomi le lacrime.
“Ho visto che discutevate con quelli dei tuk tuk.”
“Non volevano accompagnare il vecchio all’ospedale, ma poi ne abbiamo convinto uno…” – dico
“Dove andate signore?”
“A Ram Nagar.”
“Vi ci porto io.” – e va un cenno al rickshaw wallah
“Grazie, faccio a piedi.”
“Signore, pago io la corsa, ci terrei a ringraziarvi… per prima.”
Insisto, voglio camminare. Il ragazzo alla fine accetta le mie ragioni e si allontana.
“Grazie, signore, grazie.” – urla superandomi.
Lo guardo esterefatto. Questa è l’India.

Annunci
commenti
  1. Silvia ha detto:

    CP è veramente un posto del cazzo! 🙂
    Ma evidentemente anche i posti del cazzo, in India alla fine donano sempre qualche momento unico e particolare (nel bene e nel male).
    Comunque, Ivan è andato all’ospedale, ha trovato la medicina, è stato meglio. Si dice che racconti sempre la storia di una straniero che quel giorno gli ha pagato la corsa fino all’ospedale, salvandolo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...