Immortale Wenger’s

Pubblicato: gennaio 21, 2011 in Viaggi
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Wenger’s a CP

Soltanto un altro luogo, come i Lodi Gardens, sopravvive alla fame malata di Delhi, si tratta di Wenger’s, una pasticceria a CP.

Wenger’s è una sorta di baluardo di quello che è stato, un ultimo bastione che resiste alla voracità di Delhi. Elegante, fuori dal tempo, Wenger’s affaccia le sue due vetrine sull’affollato e sporco passeggio di Connaught Place, nel blocco A.

La porta è protetta da due guardie in uniforme. Di lato, un’insegna in ottone, una piccola targa, riporta la data di fondazione – 1926.
Marmo rosa e bianco come pavimento, un locale solo, un lungo rettangolo, ai cui lati fanno ala due banconi art deco in mogano scuro.
Una fila di ventilatori appesi al soffitto ha ceduto il passo all’aria condizionata, ma sono ancora là, appesi al soffitto, monito di un tempo che è stato.

Wenger’s è l’istantanea di un passato che è così lontano dal presente che rimane fuori dalla porta, guardata a vista.
Dentro, un battaglione di addetti in uniforme rigorosa, grembiule bianco e camicia bianca a righe rosa, si muove da dietro i due banconi.
Sono tantissimi, ma dentro la pasticceria, il silenzio è religioso.

I soldatini di Wenger’s hanno consegne precise,  nessuno di loro si sognerebbe mai di disattenderle, sono consegne che arrivano dalla tradizione, sono consegne impartite con austerità e tramandate con rigore.

Lo sguardo del responsabile, un sikh seduto dietro una cattedra in legno scuro sistemata in fondo al locale, osserva i movimenti all’interno del locale e si assicura che tutti i soldatini del battaglione di inservienti di Wenger’s faccia esattamente quello che si aspetta facciano.
Il sikh  sta seduto in fondo e il suo sguardo torvo domina il locale. Due occhi di piombo che si muovono di continuo. Il sikh ha il volto di una sfinge barbuta. Elegante e minaccioso. Di tanto in tanto riprende bruscamente qualche soldatino, la sua voce risuona e incute timore.

Anche il cibo è presentato con sacrale rigorosità.
Sulla sinistra, entrando, i sandwich e i croissant salati, veg e non-veg.
Nel banco vetrina di destra, i dolci. Prima tutti i dolci mono-porzione. Indiani e poi occidentali. Poi vengono le torte, decine di tipi di torte diverse. Sacher, alle mele, foresta nera. Chiudono i cioccolatini e le praline, i pastries.

Ordinare da Wenger’s può apparire complicato e anche vagamente insensato – ma ogni soldatino del battaglione ha ordini e compiti precisa da assolvere

Si entra, si sceglie e si comunica la propria scelta all’addetto agli ordini, il quale compila una ricevuta prestampata e ce la presenta. La ricevuta va consegnata all’addetto alla cassa, qualche passo più in là e lì si paga.
Una volta pagato, l’addetto alla cassa ci consegna una seconda  ricevuta, che va presentata all’addetto agli ordini, il quale – finalmente – impartisce l’ordine ad un altro soldatino, di grado inferiore, che, con il capo chino e la solerzia più assoluta, confeziona con cura massima il nostro ordine. Non c’è soltanto un tramezzino o un pasticcino in quella scatoletta bianca e rosa.  C’è zelo, attenzione, cura e anche un pizzico di timore.

Questo sistema, sospeso tra l’astruso e il virtuoso, va avanti da ottantadue anni, dal 1926,  ed è sopravvissuto al declino del Raj, all’indipendenza, alla partizione, alla nuova India di Indira Ghandi e  al fastidioso avvento dei nuovi ricchi del Punjab, con le loro Maruti, i loro braccialetti d’oro massiccio i loro modi cafoni.

Wenger’s è un pezzo di storia che sopravvive e si rigenera ogni mattina.
Tutti i giorni, due guardie in uniforme, si occupano di tenere la realtà più sconveniente fuori dalla pesante porta a vetri e per chi si siede a sulle panchine di CP, fuori dalla pasticceria, è praticamente impossibile non notarlo.
E’ imbarazzante però, notare anche come molti fingano di non accorgersene.
Giuro, non ce la faccio ad accorgermene, soprattutto quando quella realtà mi guarda negli occhi.

La realtà scomoda resta fuori da Wenger’s

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